Tag Archives: tecniche

LC-Wide a 1600 ISO

12 Mar

Per fortuna lo scanner è arrivato, per cui torno a scrivere i bei (?) post di una volta … o preferite quando mi atteggio a Fashion Blogger? Io preferisco i panni della lomografara trapiantata in terra tedesca. A proposito di panni, che ne dite del nuovo tema del blog? Come mi cade sui fianchi? Secondo me, bene. Però è ancora provvisorio, quindi non v’abituate troppo.

Bene, cominciamo.

Da quando ho la LC-Wide, mi sono sempre chiesta con molta curiosità cosa avrei ottenuto utilizzandola a 1600 ISO, specie dopo aver letto questo post di Pretty in Mad. Mi sono decisa a farlo questo inverno che, per inciso, è stato il più buio degli ultimi 50 anni qui a Berlino. Mi sono detta: beh, questa mancanza di luce è perfetta per provare la LC-W ad un’alta sensibilità! Però il sole mi è mancato e continua a mancarmi assai, ma questa è un’altra storia.

Così, ho preso una Fuji Neopan 400 e ho impostato l’esposimetro a 1600. In pratica, ho eseguito quello che in gergo fotografico si chiama tiraggio o “push“. Grazie a questo procedimento, si ha la possibilità di trattare una pellicola di una certa sensibilità ad una più alta. Ovviamente, poi, in fase di sviluppo, bisogna ricordarsi a quale ISO si è eseguito il tiraggio, altrimenti si avranno foto sottoesposte, a seconda della latitudine di posa (cioè la capacità di una pellicola di tollerare gli errori di esposizione).

Al di là di queste noiose informazioni tecniche, ho optato per il tiraggio perché non avevo una pellicola 1600 ISO, ovviamente. Sapevo che avrebbe aumentato la grana della pellicola, ma la curiosità e la voglia di scattare anche senza il sole è stata più forte di me. Questo è quello che è venuto fuori:

Scan-130311-0003

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Flower Lift

16 Ago

Eccomi a voi, quest’anno niente ferragosto, niente arrosticini, niente cocomero col vino, niente mare, sole e naso bruciato. Quest’anno, come sapete, sono a Berlino a studiare il tedesco. Ja, meine freunde … mi tocca! Come ho già scritto altrove, la lingua tedesca per me è un po’ come la Disco Music: la amo, poi la odio, poi la amo, poi la odio e poi … l’apprezzo. Ma sto facendo großi progreßi, meine freunde! Non solo, sono nel periodo in cui tutto di questa città mi piace e mi sembra nuovo ed eccezionale. Per dirne solo una, ogni domenica, vicino casa, c’è un mercatino meraviglioso al Mauerpark, pieno di gente che canta e balla e di bancarelle, dove ho trovato una Exa 1c, un libro favoloso di un fotografo tassista e un hamburger vegano che sapeva di frutta e cartone. Spero di potervene parlare presto!

Ma bando alle futili ciance, come promesso, pubblico la versione italiana del tutorial sul Flower Lift, che trovate nell’ultimo numero di TWTGE. Il tema della rivista è FLOWERS, per questo ho pensato di realizzare un lift con pellicole Impossible, aggiungendo – per l’appunto – un fiore come elemento insolito. Il procedimento è molto semplice da realizzare, l’importante è lavorare con la massima delicatezza. Quindi, fate un bel respiro e cominciamo. Continua a leggere

Keep calm and develop: Lomography Lady Grey BW 400 120

17 Mar

Scusatemi se ultimamente trascuro un poco il blog, ma sono molto indaffarata in questo periodo. Oggi però volevo parlarvi della mia esperienza di sviluppo casalingo della Lady Grey 400, pellicola che ho comprato poco tempo fa la sullo shop della Lomography grazie a qualche promozione o buono sconto o qualsiasi altra cosa che non mi faccia pagare il prezzo pieno (“c’è crisi, c’è grossa crisi“).

L’altro ieri, finalmente, ho avuto l’occasione di andarmene un poco a zonzo (visto che ultimamente i miei occhi assomigliano ad uno schermo del pc) e godermi Roma. Sono andata a villa Pamphili e al giardino Botanico, dove cominciano a vedersi i primi fiori sbocciare, i primi pollini volare e le prime cose cosare. Ho messo il rullo di Lady Grey 400 sulla mia Lubitel 166U, visto che era un po’ che non la usavo e ne sentivo la mancanza. Ogni tanto mi capita, e a voi? Continua a leggere

Holgarama, prima prova: meh.

24 Gen

Vi ricordate tempo fa vi parlai degli “Holgarama“? Si tratta di una tecnica per fare dei panorami con una macchina non panoramica come la Holga – come suggerisce il nome – scattando in sequenza e sovrapponendo i fotogrammi in maniera regolare. Bene, vi avevo anche detto che avrei provato e che vi avrei raccontato l’esperienza.

Ho seguito il procedimento che avevo descritto precedentemente, cioè: ho tolto la mascherina dalla macchina, ho montato il mio rullo Fomapan 200 e ho messo il contapose su 16. Mi sono portata dietro il cavalletto, in modo da fare dei panorami dritti e precisi. Mi sono inoltre ricordata di scattare sempre da sinistra verso destra e ho fatto avanzare la pellicola seguendo i numeretti sul contapose. Tutto liscio come l’olio, ma quando ho tirato fuori la pellicola dalla tank, la prima reazione è stata: “meh“. Questi sono i risultati (cliccate sulle foto per vederle meglio!):

Castel Sant'Angelo - Fomapan 200 - R09 1+50

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Oh, oh, oh, oh! Merry Holga-x’mas!

17 Dic

Buon Natale gente! Lo so, manca ancora qualche giorno ma non resisto, voglio presentarvi un piccolo esperimento fatto qualche giorno fa, ispirata dal clima delle feste. Ho pensato: ma se usassi le lenti macro e close-up sulla Holgaroid?

Stuzzicata da questa fulminante idea, ho subito montato il dorso instant sulla mia Holga 120 GN. Oltre al dorso, è necessario montare sia la mascherina interna che la lente che corregge la focale della Holga. Con somma gioia, ho notato che sia le macro che le close-up si incastrano perfettamente su questa lente.

Lente aggiuntiva del dorso instant

Ho cercato poi di incastrare il Ring-flash ma, a causa dell’ingombro del dorso, rimaneva piuttosto lento. Così mentre con una mano tenevo fermo il flash, con l’altra usavo il metro per misurare la distanza precisa tra la lente (close-up o macro, a seconda di quella che sceglievo) e i piccoli oggettini kischt che riempiono la mia casa durante il periodo delle feste.

Non spaventatevi e mandate i bambini a letto, questo è il mostro di plastica che ho creato [AAAAAAAAAAHHHHHHHH!!!]:

il mostro

Le pellicole sono delle Polaroid 125i scadute nel 09/09, la cui scansione è stata abbastanza difficile (per questo le cornicette non sono bianchissime, ma azzurrine).

close-up lens 12 cm

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Libri sulla lomografia e mani bucate

28 Set

Oggi non voglio parlarvi di macchine o pellicole, nè di esperimenti o tutorial. Oggi parliamo di libri. In questo ultimo periodo mi sto interessando particolarmente a quelli dedicati alla lomografia. Non sono molti, purtroppo, ma decisamente interessanti e pieni di spunti. Non me ne voglia nessuno, ma sul mio comodino oltre al manualone del maestro Feininger ho fatto posto anche ad altri due libri che leggo e sfoglio con altrettanto coinvolgimento. Sono: Plastic Camera. Toying with creativity di M. Bates e Click! di K. Meredith.

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Redscale, una tecnica da scoprire!

8 Set

L’estate sta finendo, il caldo se ne va … come non celebrare la fine di questa magnifica stagione con la tecnica che più si adatta ai suoi colori, alla sua luce e alle alte temperature? Sto parlando della tecnica del redscale!

Questa tecnica consiste nell’esporre sul retro dell’emulsione una normale pellicola negativa che, una volta rigirata, darà un particolare effetto di rossi intensi e suggestivi (da qui, “redscale“).

Le pellicole redscale sono facili da realizzare. Basta prendere il contenitore di un vecchio rullino vuoto e agganciare al contrario la pellicola nuova, riavvolgendocela dentro. Questa operazione è da fare al buio, ovviamente. Per chiarirvi le idee, leggete questo tutorial in italiano che ho trovato su flickr. Se invece pensate di non avere dimistechezza con il fai-da-te, esistono quelle belle e pronte targate Lomography e Rollei.

Il mio unico tentativo di redscale fatto in casa si è rivelato un fallimento perchè la mia estrema furbizia mi ha suggerito di montare la pellicola sulla pinhole di cartone. Ovviamente è stato un disastro: la pellicola non era ben tirata, dato che la pinhole è quello che è – poverina, non è colpa sua. Per onestà, vi faccio vedere ugualmente i risultati, ma sappiate che me ne vergogno un po’. Vabè … eccoli, non ridete:

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