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Viaggi in Lo-Fi: in mezzo al deserto della Death Valley – pt. 1

27 Dic

Buone Feste cari amici! State mangiando? Io sto praticamente facendo scorta per i prossimi sei mesi, visto che sono tornata a casa dai miei. Dovete scusarmi ma ultimamente sono stata impegnata e ho aggiornato poco questo spazio. Oggi però voglio rimediare e aggiungere un luuunghissimo capitolo dei miei viaggi in Lo-Fi! Alè!

Per il lungo weekend del Ringraziamento, s’è deciso di prendere una macchina e affrontare uno dei road trip californiani più classici: la Death Valley, il deserto californiano ai confini con il Nevada. Dopo 9 noiosissime ore di macchina, in cui manco il brivido di cambiare marcia è concesso, si arriva in queste lande desolate che, agli occhi di una che viene dai paesaggi umidi della piana reatina, sembrano semplicemente incredibili, da film. Sono quasi sei mesi che sono negli USA e ancora non riesco ad abituarmi all’idea che NON mi trovo in un set cinematografico (nel bene e nel male, capiamoci).

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#hyperlapse #deathvalley #roadtrip

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Strade lunghissime e drittissime si perdono in mezzo a catene montuose tipiche dei paesaggi del Far West duro e puro. Nel vostro cammino, potreste incontrare: Wile E. Coyote e Beep Beep, tarantole, serpenti a sonagli, città abbandonate, vecchie miniere, bacini prosciugati che si trovano a km sotto il livello del mare, senza dimenticare le classiche balle di erba secca che rotolano indisturbate lungo la strada (vi giuro, ho inchiodato quando ne ho vista una). Insomma, uno dei viaggi più estremi che mi sia mai capitato di fare!

Dal punto di vista fotografico, è stato un viaggio meno “lo-fi” del solito, perché nel mio carissimo zaino c’era anche dell’artiglieria pesante, in tutti i sensi. Mi sono detta: stavolta non dovrò camminare granché, sarò comodamente seduta in macchina senza preoccuparmi di rimanere nei limiti di peso di nessuna compagnia aerea. Vive la liberté! Continua a leggere

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una Horizon 202 al Karneval der Kulturen

28 Mag

Qui a Berlino ci sono diverse feste di carnevale durante l’anno, alla faccia di chi dice che i tedeschi sono gente fredda. C’è sempre un’occasione per mascherarsi, camuffarsi, ridere di se stessi e degli altri. A me questa cosa piace molto, specialmente se viene fatta quando c’è il sole e il caldo, come è successa circa una settimana fa, al Carnevale delle Culture (Karneval der Kulturen).
È noto a tutti quanto Berlino sia una città multiculturale e quanto questa sia una caratteristica di cui andare orgogliosi. Tale multiculturalità viene festeggiata a maggio ogni anno, con una grande parata di carri colorati, dove sfilano le comunità presenti nella città. C’è anche una fiera lungo le strade, piena di bancarelle in cui assaggiare cucine differenti da quella berlinese (che consiste in Currywurst e Kartoffeln, per riassumerla in una battuta) e di musicisti che si mettono alla prova, come la talentuosa “ladyboy” che suonava la batteria davanti al manifesto della Dreamhouse di Barbie.

Non mi sono voluta perdere la possibilità di documentare questa giornata di festa così particolare, ovviamente. Ho pensato che la Horizon 202 avrebbe fatto il suo dovere con il suo formato panoramico e una Agfa CT Precisa 100 da crossare in sviluppo. Devo dire che la scelta è stata particolarmente azzeccata, voi che dite?

E mentre parte un trenino sulle note di *Braaaaaaziiiiil*, eccovi le foto (si ingrandiscono se ci cliccate sopra):

Scan-130525-0038 Scan-130525-0039 Continua a leggere

København’s postcards – pt.II

3 Apr

Cari amici, passata bene la Pasqua? Io sono tornata dai miei e, ovviamente, ho fatto il pieno di cioccolato e di cucina italiana, che non guasta mai. Direi che un po’ di moto ci sta, voi che dite?

Riprendiamo allora la passeggiata nella bellissima København da dove l’avevamo lasciata. Come vi avevo promesso nella prima parte, vi mostro le immagini della Sirenetta di Andersen, ancora il porto, i canali e il centro, dove ho beccato per caso una parata, il cui passaggio è stato immortalato praticamente da tutte le persone presenti. Mi piace tantissimo il contrasto delle divise e dei cartelloni pubblicitari con le modelle, lì per lì non ci avevo nemmeno pensato.

Fotografare la famosa statua della Sirenetta, invece, è stata un’impresa, tanta era la gente. Inoltre, anche se dalla foto con l’xpro non sembra, la luce era veramente poca e avevo decisamente timore che la Holga mi abbandonasse in quel momento. Per fortuna, tutto è andato per il meglio, il mio errore di sviluppo dà anche più personalità allo scatto. Come si fa a non voler bene alla Holga?

In ultimo, c’è anche l’unica foto che ho scattato fuori Christiania, se la ingrandite, si vede anche la scritta di benvenuto (mentre da dentro, era una cosa tipo: “state per tornare all’inferno”!). Nel post precedente vi avevo detto che nel quartiere non si possono fare fotografie e io ho fatto la brava bambina (ma ho rosicato!).

Non nascondo che mi piacerebbe tornare nella capitale danese, anche solo per gustare uno dei tantissimi dolci dei forni antichi sparsi per le vie, nel cuore della città (sì, sto sempre a mangiare, lo so). Il mio rimpianto più grande, forse, è di non aver fotografato affatto i tanti edifici di architettura moderna che si sposano alla perfezione con i palazzi antichi. Ho fatto qualche foto con il mio telefono elegante, ma non è questo il luogo per mostrarvele. Le ho pubblicate nel mio profilo di EyeEM. Se ci siete anche voi, followatemi (anche se, devo esser sincera: fare foto con il cellulare mi annoia un po’).

Vi avevo parlato del fatto che la Belair ha quel famoso problemino di riavvolgimento della pellicola? Bene, credo di aver trovato la soluzione, spero di provarla a breve! Vi faccio sapere. Nel frattempo, eccovi le foto. Spero che queste “cartoline” che vi ho “spedito” vi facciano venire la voglia di organizzare un bel viaggio a Copenhagen.

Belair - Lomography xpro slide 200 @400 - xpro

Belair – Lomography xpro slide 200 @400 – xpro

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København’s postcards – pt.I

21 Mar

All’inizio di febbraio, ho finalmente “consumato” il mio regalo di natale: due intensi giorni a Copenhagen. La capitale danese non è troppo distante da Berlino, solo un’ora scarsa di aereo e si è già all’areoporto-più-figo-del-mondo-con-il-pavimento-in-legno. È una città piuttosto piccola e in due giorni si riesce a girare bene, soprattutto a piedi. Ho camminato tanto e, con me, le mie compagne: l’immancabile Holga, la nuova Belair e la fidata LC-Wide. Ho portato con me anche la Polaroid SX-70, ma è rimasta nel mio zaino, poverina. Troppo freddo per lei e per le pellicole della Impossible (no, ancora devo provare le nuove Color Protection, pare che non risentano delle basse temperature).

Ovviamente, in due soli giorni, ho visitato i luoghi più famosi: il porto vecchio Nyhavn, il teatro sull’acqua, il castello, i canali, la tanto famosa quanto odiata statua della Sirenetta e il folkloristico quartiere di Christiania. Devo essere sincera con voi: ho girato e fotografato con gli occhi della turista. Copenhagen è così graziosa che … è inevitabile fare foto-cartoline. Il posto per me più interessante è stato Christiania, dove è nata la comunità hippie più famosa d’europa. Purtroppo, non è gradito scattare foto all’interno e non ho potuto riportare testimonianze. Un gran peccato perché proprio in quel momento era venuta fuori una luce magnifica …

Veniamo ai dati tecnici. Per il colore, ho optato per il cross-process. Nella Belair, ho usato la Lomography xpro slide 200 e nella LC-Wide, la bellissima Elitechrome. Piccola parentesi: avete firmato la petizione affinché la Kodak riprenda la produzione delle sue diapositive?

Per il bianco e nero, invece, mi sono affidata alla Lomography Lady Grey che, purtroppo, in fase di caricamento nella tank ha preso luce e si è velata, trasformando tutte le immagini con i pallini della carta del 120. Colpa mia, è stato un incidente, pazienza.

Le foto che veramente mi piacciono sono quelle fatte con la LC-W, delle quali ho anche le stampe del laboratorio dove ora porto a sviluppare i miei rulli. Per la prima volta in vita mia, devo averlo scovato particolarmente efficiente, perché le loro scansioni sono davvero meravigliose, al contrario delle mie. E pensare che è un servizio di un negozio di articoli per la casa e costa solo 2,55 €!

Il rullo della Belair, invece, ha riportato dei lightleaks dovuti al problema del riavvolgimento di cui vi avevo accennato, che devo risolvere in qualche modo. Qualche consiglio?

Bene, basta con tutte queste chiacchiere, eccovi le foto. In questa prima parte, vi mostro la København del porto e dei canali.

Belair  - Lomography xpro slide 200 @400 - xpro

Belair – Lomography xpro slide 200 @400 – xpro

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zwei Tage in Berlin! – pt. 2

2 Mag

Eccoci alla seconda ed ultima parte del mio progetto zwei Tage in Berlin! Come vi avevo promesso nella prima parte, pubblico le foto che ho scattato ai resti del muro a Friedrichshein. Questa porzione di muro di circa 1,3 km è completamente dipinta da artisti provenienti da tutto il mondo, le cui opere inneggiano alla pace e alla fine di un’era di divisioni. L’ho trovato un luogo molto suggestivo, al pari del memoriale dell’Olocausto, nonostante la vivacità dei colori e dei messaggi.

Bon, basta chiacchiere, questo è quello che ho catturato (se ti chiami i k o e stai leggendo, questo post spoilera impudentemente le foto che intendo pubblicare in questi prossimi giorni su flickr, poi non dire che non ti avevo avvertito).

LOMO LC-A – Lomography xpro slide 200 @ 400 – xpro – East Side Gallery I

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zwei Tage in Berlin! – pt. 1

20 Apr

Questo ultimo periodo me ne succedono di tutti i colori e, tra i mille impegni, aspetto che arrivi una svolta. In tutto questo, lo scorso fine-settimana mi sono presa una piccola pausa e sono andata a Berlino a trovare la mia dolce metà. Ovviamente, mi sono portata dietro le mie fotocamere preferite: Holga 120 GN, LOMO LC-A e Polaroid SX-70, come da copione.

Il tempo è stato incerto fino al giorno stesso in cui sono partita, per questo motivo ho pensato di portare con me pellicole adatte a nuvoloni grigi: una Tri-x 400 per la Holga; una Lomography xpro slide 200 da esporre a 400 e le PX600 UV+ (e un pacco di PX100 UV+ di scorta, non si sa mai). Indovinate? Sole e caldo. Benissimo. Non mi sono preoccupata tanto per la LC-A e per la SX-70, che hanno i loro esposimetri interni, quanto più per i diaframmi e tempi della Holga (della serie: “e mò, che me invento?“). Per questo, una volta tornata a casa, ho sviluppato la Tri-x 400 in R09 1+50, considerandola una 200 ISO. In gergo, ho spinto la pellicola di una sensibilità maggiore ad una sensibilità minore. Si chiama “pull processing“. Questa volta, però, non so se stamperò le foto della Holga in camera oscura, come ho già fatto per il progetto PRAGUE IN LOW-FI, non ne sono proprio soddisfatta. Vedremo.

Al di là delle noiose informazioni tecniche, a Berlino ho visitato specialmente i luoghi più turistici, come la porta di Brandeburgo, il memoriale, Checkpoint Charlie, Potsdamer Platz, Alexanderplatz, Unter den Linden, ma sono letteralmente rimasta affascinata dal quartiere di Prenzlauer Berg, così tanto affascinata che non ho fatto nemmeno uno scatto. Sarà per la prossima volta, in fondo ho visto solo una piccolissima parte di una città così viva e dalle tante realtà. Rimando alla prossima volta anche una visita accuratissima dei mercatini con le cianfrusaglie della DDR (ce ne sono tantissimi la domenica); ogni bancarella sarà setacciata fino a che non trovo qualcosa di stuzzicante per la mia fame fotografica. Vi dico solo che ne ho visitato uno vicino all’isola dei musei davvero carino, dove ho lasciato gli occhi su una Agfa box camera che, prima o poi, sarà mia. HA!

Eccovi dunque il mio piccolo progetto-reportage, dal titolo zwei Tage in Berlin! (trad.: due giorni a Berlino!). Ho deciso di dividerlo in due parti: in questa, voglio mostrarvi le foto alla Kunsthaus Tacheles (posto meraviglioso e anche un po’ puzzolente) e al memoriale; nella seconda parte, il muro della East Side Gallery a Friedrichshein farà da protagonista assoluto.

Polaroid SX70 – PX600 UV+ – ND filter – Tacheles (how long is now? – black sky)

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PRAGUE IN LOW-FI _ pt.3

5 Gen

Ci siamo, eccovi la terza e ultima parte del progetto PRAGUE IN LOW-FI! Nella prima parte vi ho presentato il progetto e le foto sul Ponte Carlo e all’isola di Kampa; nella seconda parte è stato il turno del quartiere ebraico e del Castello. Questa volta tocca alle foto fatte nella piazza della Città Vecchia, dove si trova la Torre dell’orologio. Durante i weekend, c’è un tipo strano con la tromba che annuncia l’ora e poi un bellissimo meccanismo si aziona, facendo passare i dodici apostoli mentre la Morte suona la sua campanella. Fantastico, da vedere! Potrei linkarvi uno dei tanti video da youtube, ma non renderebbe …

La piazza, durante il periodo natalizio, si anima con i mercatini: prodotti artigianali e tante cose buone da mangiare! Ricordo ancora il sapore del vino caldo che dà un po’ alla testa e il tipico dolcetto Trdlo, dal nome impronunciabile, che ho divorato avidamente più e più volte. Senza contare la birra, buonissima ed economica. Cosa si può volere di più? Solo una culata per terra, ma questa è un’altra storia.

Bene, la smetto di tediarvi con questa sviolinata sulle bellezze di Praga, in fondo non lavoro mica per la pro-loco; lascio parlare queste mie foto, spero che rendano almeno un pochino le cose che vi ho descritto.

insegna con il Trdlo gigante (mattina presto) – Polaroid SX-70 / Polaroid TZ Artistic

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