(Sottoesposizione + x-pro) = stupore³

14 Feb

Ogni promessa è debito, si sa, e chi sono io per smentire cotanta saggezza? Per questa ragione non posso proprio non raccontarvi cosa ho combinato con una diapositiva sottoesposta e cross-processata, come vi avevo promesso in un post precedente. Che ci posso fare?, lo sento come un obbligo nei vostri confronti.

Ebbene, qualche mese fa ho deciso di montare sulla mia LC-A una kodak elitechrome 100 ISO e selezionare sulla macchina la sensibilità a 200. In altre parole, ho sottoesposto la pellicola di uno stop. Non solo, ma ho anche provato il brivido di sviluppare a casa la diapositiva in c-41.

Ora vi racconto come è andata …

Una noiosa e umida domenica di gennaio, sono andata insieme al mio ragazzo nella camera oscura allestita nella sua cantina, e abbiamo preso il kit della Tetenal per lo sviluppo del colore in c-41. Lette le istruzioni in italiano (che suppongo siano state tradotte  magistralmente con Google), ci siamo resi conto che la spiegazione non era molto chiara. Che fare? Diamo un’occhiata sul gruppo FAI di Flickr dove abbiamo trovato, al solito, tante e diverse informazioni utilissime. Nonostante qualche perplessità e vagamente consci di quello che ci avrebbe aspettato di lì a qualche ora, ci siamo decisi a cominciare.

Come un buon lavoro di squadra prevede, io misuravo la temperatura dell’acqua per il bagnomaria, mentre Alessandro cominciava a fare le soluzioni con i chimici. Mantenere la temperatura costante, per lo sviluppo del colore, è fondamentale e questa è stata una vera e propria sfida, dato che la cantina è un posto molto freddo. Per questo si è deciso di sviluppare a 30°C anziché 38°C. Sviluppare ad una temperatura un po’ più bassa, in questo caso, ha alcuni vantaggi: sebbene i tempi siano più lunghi, i piccoli errori di imprecisione che possono verificarsi, vengono attenuati.

La cosa divertente è vedere il colore e la densità di questi acidi: ci si può sentire veramente dei “piccoli chimici” all’opera.

La prima soluzione è quella del bagno di sviluppo: nel kit della Tetenal ci sono 3 flaconcini da 100ml da unire a 700ml d’acqua; la seconda soluzione è quella del bagno sbianca-fissaggio: anche qui ci sono 2 flaconi da 200ml da unire a 600ml d’acqua; la terza e ultima soluzione è quella dello stabilizzatore. Fatte queste tre bottiglie da 1 litro ciascuna, le abbiamo messe nel bagnomaria da me precedentemente preparato. Del litro di soluzione, ovviamente, se ne deve usare la quantità necessaria al numero di pellicole da sviluppare. Nel nostro caso, con 2 pellicole 35mm, avevamo bisogno di 650ml di ogni diluizione preparata.

Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare” mi sembra un’espressione decisamente pertinente alla situazione. Sì, perché il procedimento è semplice ma deve essere preciso, soprattutto considerando che la temperatura dei chimici e dell’acqua deve essere costante, come dicevo prima.

Spegnamo la luce e montiamo le 2 diapositive nella spirale. Fin qui, tutto bene. Cominciamo con la soluzione del bagno di sviluppo. Per 8 minuti buoni mi sono messa lì a girare le pellicole dentro la tank. Dopo lo sviluppo abbiamo sciacquato le pellicole con acqua calda.

Dopo questa fase, abbiamo messo nella tank la soluzione del bagno sbianca-fissaggio: anche qui ho girato le pellicole per almeno 8 minuti continui.

Ecco la parte difficile: il lavaggio a 30°C ogni 30 secondi. In pratica, ogni 30 secondi, bisogna cambiare l’acqua per almeno 6 volte. Il punto, però, è che in quella camera oscura non arriva l’acqua calda. Immaginatevi la scena: io che scaldo l’acqua con il bollitore elettrico da mezzo litro, la svuoto nel lavandino chiuso, la misuro col termometro alimentare, ci aggiungo l’acqua fredda (freddissima) del rubinetto per raggiungere la temperatura giusta, la metto nella brocca, la passo ad Alessandro che la versa nella tank, mentre io ho già riempito un’altra volta il bollitore elettrico … tutto questo per 6 volte consecutive.

Arrivati a questo punto, anche se il sudore gronda dalla fronte e si vorrebbe seriamente stendersi sul divano, non ci si può tirare indietro. Almeno non dopo tutta questa fatica! E poi la curiosità di vedere quello che è venuto fuori è tanta. Così procediamo con lo stabilizzatore. Stavolta è facile: basta un minuto solo di agitazione tranquilla e la temperatura non è fondamentale.

Finalmente, rullo di tamburi … è arrivato il momento di appendere le pellicole ad asciugare! (applausi e urla da folla in delirio).

Appena uscite dalla tank, le pellicole risultavano ancora opache; è solo durante l’asciugatura che sono diventate trasparenti. Non so come descrivere la sorpresa nei nostri volti un po’ provati ma felici nel vedere che le pellicole si erano perfettamente sviluppate. Mentre asciugavano, non facevo altro che osservarle, guardarle e rimirarle, quasi incredula della magia appena avvenuta.

Tirando le somme,  durante lo sviluppo del colore è complicato solo il mantenimento della temperatura; i passaggi  invece sono abbastanza semplici e meccanici. Basta capire un minimo come funziona e tutto viene da sè. La soddisfazione di tirare fuori un cross-process del genere, ha ripagato ogni sforzo:

Kodak Elitechrome 100 ISO @ 200 - cross process

Kodak Elitechrome 100 ISO @ 200 - cross process

Kodak Elitechrome 100 ISO @ 200 - cross process

Kodak Elithecrome 100 ISO @ 200 - cross process

Kodak Elitechrome 100 ISO @ 200 - cross process

In ultimo la mia preferita:

Kodak Elitechrome 100 ISO @ 200 - cross process

Trovo che questi colori acidi, lisergici e molto saturi siano decisamente quello che cercavo. Inoltre credo che il procedimento della sottoesposizione e dell’x-pro abbia tirato fuori tutta l’anima della LC-A.

La seconda diapositiva sviluppata è altrettanto soddisfacente. Per il momento mi riservo il diritto di non condivedere il risultato con nessuno, visto che sono fotografie che fanno parte di un progetto  – un po’ ambizioso –  che sto portando a termine in questo periodo.

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13 Risposte to “(Sottoesposizione + x-pro) = stupore³”

  1. Alberto febbraio 14, 2011 a 10:45 AM #

    Bravi! Bravissimi!
    Risultato eccelso! Anche se, con un xpro, è difficile valutare la qualità dello sviluppo… nel senso che se ci sono dominanti strane non si possono riconoscere… però bravissimi comunque!
    A me lo sviluppo colore ancora spaventa… ma prima o poi… :oD

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    • holgamydear febbraio 14, 2011 a 10:48 AM #

      è vero, non lo so mica se effettivamente è venuto bene o è solo l’x-pro a renderlo in quel modo! Comunque per ora come risultato mi ha lasciato veramente sorpresa! 🙂

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  2. stormy febbraio 19, 2011 a 2:51 PM #

    Ero spaventato dalla difficoltà della quale tutti parlavano, e sconsigliavano lo sviluppo in casa, per poi accorgermi che erano tutte palle.
    Basta un pò di accortezza ed è semplicissimo, io addirittura sviluppo a 38 gradi, cercando di mantenerla il piu possibile, nel range.
    Finora solo grandissime soddisfazioni (e ancora non ho provato l’E-6)…

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    • holgamydear febbraio 19, 2011 a 2:55 PM #

      La prossima volta vorrei tentare anche io a 38° gradi, così dimezzo i tempi (e la fatica). Chissà, magari quando fa un po’ più caldo giù in cantina … 🙂

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  3. Leatherheart febbraio 21, 2011 a 11:19 AM #

    Complimenti HMD.
    Riguardo il lavaggio finale non sarei così zelante sulla temperatura, l’importante è non procurare sbalzi violenti. In generale l’acqua calda lava meglio, quindi se è leggermente più fredda dei 30° (3-4 gradi) basta fare qualche lavaggio in più.
    Il processo meno tollerante è lo sviluppo, e qui lo scrupolo non è mai troppo. Anche se nel nostro caso si tratta comunque di un uso improprio a monte, perciò tutto è relativo.
    🙂

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    • holgamydear febbraio 21, 2011 a 12:06 PM #

      Grazie Marco! 🙂 Hai ragione, essendo la prima esperienza ed essendomi preoccupata della difficoltà di cui avevo letto in giro, ci sono andata con i piedi di piombo e mi sono complicata la vita da sola! La prossima volta, starò moooolto più rilassata …

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  4. Etrusco marzo 18, 2011 a 8:57 PM #

    Complimenti….ottimo lavoro !!!!!

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  5. Enyou dicembre 10, 2011 a 9:21 PM #

    Spulciando un po’ nei vecchi post sono giunta qui, e… che meraviglia ❤
    E' stato fantastico leggere tutta la cronaca delle varie fasi di sviluppo, mi sembrava di essere lì a stressarmi con voi xD
    Scherzi a parte, i miei complimenti! Mi piacerebbe tantissimo iniziare a sviluppare da me, magari il colore ancora no ma almeno il bianco e nero… purtroppo non ho gli spazi qui da me e non saprei dove andarmi a imbucare! Intanto mi sa che mi tocca continuare a documentarmi e basta, poi chissà… non si sa mai nella vita : D

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    • holgamydear dicembre 11, 2011 a 10:16 AM #

      😀 Grazie!! Non è così difficile, una volta capito il meccanismo, il colore si fa facilmente e anche abbastanza velocemente.
      Per il bianco e nero pensavo di fare una specie di tutorial, ora vediamo cosa riesco a combinare! Ma anche quello è semplice! Sono certa che prima o poi riuscirai ad organizzarti, perchè ne vale veramente la pena, te lo assicuro. 😉

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Trackbacks/Pingbacks

  1. Lomography X Tungsten 64: il tungsteno che non mi aspettavo « Holga My Dear - novembre 21, 2011

    […] esposto la Tungsten a 100 ISO perchè ho preferito sottoesporla di circa 1 stop – metodo consigliato per il cross di una diapositiva data la scarsa latitudine di posa, ovvero la capacità di una […]

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  2. PRAGUE IN LOW-FI _ pt.1 « Holga My Dear - dicembre 22, 2011

    […] su Neopan, Fomapan e Ilford, ad eccezione della Sensia cross-processata (sempre in casa, col kit della Tetenal) e delle Polaroid TZ Artistic. Insomma, spirito low-fi a go-go, […]

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  3. una Horizon 202 al Karneval der Kulturen | Holga My Dear - maggio 28, 2013

    […] la pellicola diapositiva di uno stop (cioè, in questo caso, da 100 ho esposto a 200 ISO) come faccio di solito quando devo poi sottoporla al trattamento dello sviluppo invertito (ovvero il […]

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