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Vienna, ricordi di un’estate. (post lungo e sentimentale sulle pellicole trattate)

12 apr

Un altro post per i miei “viaggi in Lo-Fi“, anche se parlare di Vienna e dei sei mesi passati là, è davvero difficile. Non è stata, per me, una decisione presa a cuor leggero e riesco a realizzare solo un poco alla volta. Non sono notoriamente una donna impavida e Vienna è stata, in assoluto, la scelta più coraggiosa che io abbia mai fatto. Ci sono stati momenti duri, di grande nostalgia. Al di là del lavoro, ciò che porterò per sempre dentro sono le persone: Lisa, Carolina, Claudia, Mariana e Denise sono state la mia famiglia, per quei mesi. Sono cambiata profondamente e certamente arricchita da questa esperienza, ma avevo bisogno di un po’ di tempo per poterne scrivere con il sufficiente distacco. Anche se, rileggendo queste poche righe, già vedo la deriva sentimentalista che prende piede.

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Claudia, Lisa e io.

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Un inverno a Berlino

18 mar

Come ho già detto, è stato un inverno lungo e piuttosto buio, il sole è mancato non solo a me, ma anche alla maggior parte dei berlinesi. La primavera è ormai alle porte, ma io prima volevo mostrarvi questi scatti decisamente invernali, fatti alla pista di pattinaggio sul ghiacchio (un successone, nessuna culata!) e a Tempelhof, l’ex aeroporto nazista, ora diventato un parco grandissimo. Non c’ero mai stata prima e quel giorno, ovviamente, c’era la bufera. Nonostante questo, alcuni di quei berlinesi che non si lasciano scoraggiare, non si sono fatti molti scrupoli per surfare con paracadute e snowbord oppure per fare un po’ di sci di fondo. Io stavo morendo sotto il vento e la neve. Va bene.

La macchina che era con me era la LOMO LC-A, dopo la convalescenza. Vi avevo accennato su Fb che durante le feste di natale aveva deciso di lasciarmi a piedi. Poverina, ha ragione, ne ha passate tante. Sono comunque riuscita ad aggiustarla e questo è il rullo di prova … nella bufera, a non so quanti gradi sottozero. Sì, la poverina ha decisamente ragione.

La pellicola è invece una Fuji Neopan 100ss scaduta; l’ho scattata a 400 e sviluppata in soluzione 1+50 a 200 ISO. Tiraggio? Sì, io però sono più propensa a dire che si tratta semplicemente di tutta una serie di cagate errori.

Ecco il pattinaggio:

Scan-130313-0001 Continua a leggere

LC-Wide a 1600 ISO

12 mar

Per fortuna lo scanner è arrivato, per cui torno a scrivere i bei (?) post di una volta … o preferite quando mi atteggio a Fashion Blogger? Io preferisco i panni della lomografara trapiantata in terra tedesca. A proposito di panni, che ne dite del nuovo tema del blog? Come mi cade sui fianchi? Secondo me, bene. Però è ancora provvisorio, quindi non v’abituate troppo.

Bene, cominciamo.

Da quando ho la LC-Wide, mi sono sempre chiesta con molta curiosità cosa avrei ottenuto utilizzandola a 1600 ISO, specie dopo aver letto questo post di Pretty in Mad. Mi sono decisa a farlo questo inverno che, per inciso, è stato il più buio degli ultimi 50 anni qui a Berlino. Mi sono detta: beh, questa mancanza di luce è perfetta per provare la LC-W ad un’alta sensibilità! Però il sole mi è mancato e continua a mancarmi assai, ma questa è un’altra storia.

Così, ho preso una Fuji Neopan 400 e ho impostato l’esposimetro a 1600. In pratica, ho eseguito quello che in gergo fotografico si chiama tiraggio o “push“. Grazie a questo procedimento, si ha la possibilità di trattare una pellicola di una certa sensibilità ad una più alta. Ovviamente, poi, in fase di sviluppo, bisogna ricordarsi a quale ISO si è eseguito il tiraggio, altrimenti si avranno foto sottoesposte, a seconda della latitudine di posa (cioè la capacità di una pellicola di tollerare gli errori di esposizione).

Al di là di queste noiose informazioni tecniche, ho optato per il tiraggio perché non avevo una pellicola 1600 ISO, ovviamente. Sapevo che avrebbe aumentato la grana della pellicola, ma la curiosità e la voglia di scattare anche senza il sole è stata più forte di me. Questo è quello che è venuto fuori:

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Flower Lift

16 ago

Eccomi a voi, quest’anno niente ferragosto, niente arrosticini, niente cocomero col vino, niente mare, sole e naso bruciato. Quest’anno, come sapete, sono a Berlino a studiare il tedesco. Ja, meine freunde … mi tocca! Come ho già scritto altrove, la lingua tedesca per me è un po’ come la Disco Music: la amo, poi la odio, poi la amo, poi la odio e poi … l’apprezzo. Ma sto facendo großi progreßi, meine freunde! Non solo, sono nel periodo in cui tutto di questa città mi piace e mi sembra nuovo ed eccezionale. Per dirne solo una, ogni domenica, vicino casa, c’è un mercatino meraviglioso al Mauerpark, pieno di gente che canta e balla e di bancarelle, dove ho trovato una Exa 1c, un libro favoloso di un fotografo tassista e un hamburger vegano che sapeva di frutta e cartone. Spero di potervene parlare presto!

Ma bando alle futili ciance, come promesso, pubblico la versione italiana del tutorial sul Flower Lift, che trovate nell’ultimo numero di TWTGE. Il tema della rivista è FLOWERS, per questo ho pensato di realizzare un lift con pellicole Impossible, aggiungendo – per l’appunto – un fiore come elemento insolito. Il procedimento è molto semplice da realizzare, l’importante è lavorare con la massima delicatezza. Quindi, fate un bel respiro e cominciamo. Continua a leggere

Holga my dear + Pretty in Mad = SWAP! – pt. 2

25 giu

Come sono belle le sorprese. Le belle sorprese, intendo. Ok, la rifaccio.

Come sono belle le belle sorprese. Ieri sera sono andata al cinema, senza avere la più pallida idea sul film che stavo per andare a vedere. Sono uscita dalla sala felice di aver passato una bellissima ora e mezza. Ma che c’entra? C’entra. La stessa piacevole sensazione l’ho provata stamattina, quando Pretty in Mad ha pubblicato il post sulla seconda parte del nostro Swap! Non potevo immaginare cosa poteva uscire fuori. E’ stata, infatti, una bellissima sorpresa vedere quelle foto che avevo scattato ad aprile mescolate e fuse insieme a quelle scattate da Erika qualche settimana fa! Perchè mi piacciono? Perchè è come vedere con un altro paio di occhi, vivere delle esperienze che non si sono provate. Per dirne una: quest’anno non andrò al mare, ma è come se ci fossi stata. Non so, per me è così.

La pellicola è una Redscale XR della Lomography, esposta prima a 100 ISO sulla mia LC-A e poi sulla Actionsampler di Erika! Ho apprezzato anche il fatto che nella scansione abbia deciso di non tagliarle e lasciare l’effetto “overlapping”, cioè la sovrapposizione tra un frame e l’altro.

Qui c’è l’album dove potete guardarle tutte, io intanto metto la mia preferita e il resto lo pubblicherò su Flickr non appena mi decido a rinnovare l’account PRO (…):

Qui ci sono i risultati della prima parte, se qualcuno se li fosse persi.

Lomokino & carillon

28 mag

Oggi voglio parlarvi di una mattata. Sì, una delle mie, una di quelle intuizioni che mi vengono ogni tanto, mentre sono in tutt’altre faccende affaccendata e che devo fare assolutamente proprio in quel momento, altrimenti ci sto male. L’altra mattina mi sono svegliata stanchissima e con pochissima voglia di studiare (che strano, veramente un evento insolito). Ebbene, mentre ero là che aprivo la Teoria estetica di Adorno (ora mi capite?), non so bene come e nè per quale motivo, mi è venuto in mente che la Lomokino (sì, per me è femminile, per cui: La Lomokino) era da troppo tempo ferma e che avevo alcune idee che mi ronzavano in testa già da un po’. Ad un certo punto, ho pensato ad un video in stop-motion con un carillon. Sì, così, a caso: un carillon con la manovella che gira.

Figo. Subito ho verificato se vicino alla finestra ci fosse abbastanza luce con il fedelissimo esposimetro di nonno. C’era: con una 200 ISO me la cavavo alla grande con f/8 e 1/125. Così, ho montato la pellicola, ho messo la Lomokino sul mio cavalletto scrauso, il carillon sul davanzale e ho cominciato: tak-tak (leggere come onomatopea della Lomokino), e poi giravo la manovella del mini-carillon di poco; tak-tak, manovella-carillon; tak-tak, carillon; tak-tak, ecc … per 149 fotogrammi circa.

Volevo un’inquadratura piuttosto ravvicinata, per questo ho tenuto premuto per tutto il tempo sul tasto close-up 0,6 m. Alla fine avevo un dito in cancrena, ma questo è quello che è venuto fuori:

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Holga my dear + Pretty in Mad = SWAP! – pt. 1

6 apr

[al telefono]

IO: Te la spiattello così com’è: io e Pretty in Mad ce la siamo swappata!
TU: Avete fatto cosa??!
IO: Sì, abbiamo swappato: lei ha scattato con la sua Olympus XA2 e mi ha spedito la pellicola riavvolta; io l’ho poi montata sulla Supersampler e ci ho scattato sopra! Si chiama “Swap”, scambio … anche “double” si può dire … è la prima volta che lo faccio!
TU: Ah, bello! E ora?
IO: E ora tocca a me scattare un’altra pellicola, riavvolgerla e poi spedirla a Pretty, che ci scatterà sopra con un’altra macchina!
TU: Ma brave!

***

Sì. Non è stato un esperimento facile, a dire la verità! La mia Supersampler non è proprio affidabile, sebbene la pellicola – una Tmax 100 – sia stata scattata in una giornata molto soleggiata! Infatti le mie foto risultano poco definite rispetto alle immagini impresse da Pretty. Ma si sa, le cose semplici non sono pane per i nostri denti, entrambe cercavamo qualcosa di più complicato e originale. Vediamo cosa riusciremo a combinare al “secondo turno”!

Questa è la mia preferita! Alberi e margherite primaverili in una deserta spiaggia invernale

Qui potete leggere il post di Pretty dedicato a questo primo swap e qui potete guardare l’album con le foto.

Stay tuned!

Holgarama, prima prova: meh.

24 gen

Vi ricordate tempo fa vi parlai degli “Holgarama“? Si tratta di una tecnica per fare dei panorami con una macchina non panoramica come la Holga – come suggerisce il nome – scattando in sequenza e sovrapponendo i fotogrammi in maniera regolare. Bene, vi avevo anche detto che avrei provato e che vi avrei raccontato l’esperienza.

Ho seguito il procedimento che avevo descritto precedentemente, cioè: ho tolto la mascherina dalla macchina, ho montato il mio rullo Fomapan 200 e ho messo il contapose su 16. Mi sono portata dietro il cavalletto, in modo da fare dei panorami dritti e precisi. Mi sono inoltre ricordata di scattare sempre da sinistra verso destra e ho fatto avanzare la pellicola seguendo i numeretti sul contapose. Tutto liscio come l’olio, ma quando ho tirato fuori la pellicola dalla tank, la prima reazione è stata: “meh“. Questi sono i risultati (cliccate sulle foto per vederle meglio!):

Castel Sant'Angelo - Fomapan 200 - R09 1+50

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Oh, oh, oh, oh! Merry Holga-x’mas!

17 dic

Buon Natale gente! Lo so, manca ancora qualche giorno ma non resisto, voglio presentarvi un piccolo esperimento fatto qualche giorno fa, ispirata dal clima delle feste. Ho pensato: ma se usassi le lenti macro e close-up sulla Holgaroid?

Stuzzicata da questa fulminante idea, ho subito montato il dorso instant sulla mia Holga 120 GN. Oltre al dorso, è necessario montare sia la mascherina interna che la lente che corregge la focale della Holga. Con somma gioia, ho notato che sia le macro che le close-up si incastrano perfettamente su questa lente.

Lente aggiuntiva del dorso instant

Ho cercato poi di incastrare il Ring-flash ma, a causa dell’ingombro del dorso, rimaneva piuttosto lento. Così mentre con una mano tenevo fermo il flash, con l’altra usavo il metro per misurare la distanza precisa tra la lente (close-up o macro, a seconda di quella che sceglievo) e i piccoli oggettini kischt che riempiono la mia casa durante il periodo delle feste.

Non spaventatevi e mandate i bambini a letto, questo è il mostro di plastica che ho creato [AAAAAAAAAAHHHHHHHH!!!]:

il mostro

Le pellicole sono delle Polaroid 125i scadute nel 09/09, la cui scansione è stata abbastanza difficile (per questo le cornicette non sono bianchissime, ma azzurrine).

close-up lens 12 cm

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Redscale, una tecnica da scoprire!

8 set

L’estate sta finendo, il caldo se ne va … come non celebrare la fine di questa magnifica stagione con la tecnica che più si adatta ai suoi colori, alla sua luce e alle alte temperature? Sto parlando della tecnica del redscale!

Questa tecnica consiste nell’esporre sul retro dell’emulsione una normale pellicola negativa che, una volta rigirata, darà un particolare effetto di rossi intensi e suggestivi (da qui, “redscale“).

Le pellicole redscale sono facili da realizzare. Basta prendere il contenitore di un vecchio rullino vuoto e agganciare al contrario la pellicola nuova, riavvolgendocela dentro. Questa operazione è da fare al buio, ovviamente. Per chiarirvi le idee, leggete questo tutorial in italiano che ho trovato su flickr. Se invece pensate di non avere dimistechezza con il fai-da-te, esistono quelle belle e pronte targate Lomography e Rollei.

Il mio unico tentativo di redscale fatto in casa si è rivelato un fallimento perchè la mia estrema furbizia mi ha suggerito di montare la pellicola sulla pinhole di cartone. Ovviamente è stato un disastro: la pellicola non era ben tirata, dato che la pinhole è quello che è – poverina, non è colpa sua. Per onestà, vi faccio vedere ugualmente i risultati, ma sappiate che me ne vergogno un po’. Vabè … eccoli, non ridete:

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