Santa Cruz e la mia nuova polaroid SX-70: INSTANT LOVE

12 mag

Ah, Santa Cruz. Quando parlo di Santa Cruz mi vengono gli occhi a cuoricino, come un’ebete. Non capisco bene la ragione, è un posto molto, anzi estremamente kitsch e turistico: c’è l’oceano ovviamente, un piccolo molo dove i leoni marini si riposano, la spiaggia sulla baia, la boardwalk con il luna park e il faro. Sono qui da meno di un anno, ma sono stata a Santa Cruz già ben quattro volte e ci tornerei sempre. Mi rimette in pace con il mondo, nonostante la ressa della domenica, i bambini, i bagnanti, la confusione. Mah, come si dice?, al cuore non si comanda.

Come sapete già, la mia Polaroid SX-70 Sonar One Step mi ha abbandonato qualche mese fa. Superato il lutto, ho deciso che era ora di acquistarne una “nuova”. Mi sono lasciata convincere, come se ce ne fosse davvero bisogno, dalla bellezza della classica Polaroid SX-70. L’ho cercata e trovata sulla piattaforma di etsy, praticamente immacolata, custodia inclusa. Se volete saperne di più su quel capolavoro che è la SX-70, ne ho parlato anni fa qui.

😍😍😍 sunset and Polaroid!! #polaroid #sx70 #sunset #etsy #love

A photo posted by Holga My Dear (@holgamydear) on

Quale occasione migliore di testarla se non la piccola gita a Santa Cruz di qualche settimana fa?

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Lomography DigitaLIZA 35mm, ovvero: benvenuti nel mondo degli sprocket holes

5 mag

Uno degli articoli più letti su questo blog è quello sullo scanner per negativi, dove illustro i miei metodi per scansionare in stile “lo-fi” le pellicole. Per anni e anni ho utilizzato un vetro di una semplice cornice a giorno sul mio caro CanoScan 8800F per le foto con gli sprocket holes, cioè i fori di trascinamento della pellicola. Un metodo decisamente economico ed efficace, forse leggermente laborioso da mettere in pratica. Di recente, però, ho cambiato scanner (un CanoScan 9000F) ma non ho trovato nessuna cornice a giorno da cui prendere il vetro (qui negli US costano molto). La cosa mi scocciava parecchio, soprattutto per il pensiero di non poter sfruttare di più la mia Sprocket Rocket, che ho usato pochissimo finora.

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Ebbene, alla fine mi sono decisa a comprare una mascherina Lomography DigitaLIZA 35mm, ideale per scansionare le foto panoramiche con gli sprocket holes. Non l’avevo mai presa in considerazione prima, nonostante molti di voi mi avessero fatto domande a riguardo nel post sugli scanner. In fondo, il mio metodo cheap mi era sempre andato più che bene. Certo, più volte impazzivo perché il negativo era storto, oppure finivano delle ditate sulle foto o, più raramente, comparivano i tanto famosi quanto rognosi Newton Rings. Invece, devo dire che questa mascherina fa proprio il suo lavoro in maniera semplice e senza troppi sforzi!

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Viaggi in Lo-Fi: Yosemite a febbraio

26 apr

Riprendono i miei Viaggi in Lo-Fi, anche se di lo-fi in senso stretto cominciano ad aver ben poco. Lo so, lo so, dovrei parlarvi solo di Holga e toycamera ma ultimamente mi sto affezionando tantissimo alla Zenza Bronica ETRSi e alla Yashica T3 e le porto spesso con me, specialmente nei viaggi in macchina, dove non ho problemi di peso eccessivo nello zaino. Infatti, agli inizi di febbraio, ho deciso di portarle in un brevissimo roadtrip verso il parco nazionale dello Yosemite. Sì, esatto, proprio quello dove il grande Ansel Adams ha fatto tra le sue foto più belle di sempre.

Come forse già sapete, la California sta soffrendo negli ultimi anni di una brutta secca che sta praticamente prosciugando tutto, purtroppo. L’allarme è tornato attivo nelle ultime settimane, nonostante questo inverno ci fosse stata una pallida speranza che nevicasse di più sulle montagne della Sierra Nevada. Così non è stato, gennaio è passato senza precipitazioni (ci pensate?, zero percento!) e così anche febbraio, ad eccezione dell’unico weekend in cui abbiamo deciso di fare un’escursione. Continua a leggere

Della serie chi non muore, si rivede (aggiornamenti e Giant Camera)

1 apr

Che dire?, vedere che l’ultimo aggiornamento risale al 27 dicembre 2014 mi mette una tristezza incredibile! Scrivo questo breve post per una questione di correttezza nei vostri confronti, cari lettori. Non sono morta, se vi stavate preoccupando. Sono solo molto impegnata in questa nuova vita che, a quanto pare, non lascia spazio ai miei passatempi preferiti! Se poi ci si mette anche l’influenza, quella tremenda che ti trasforma in un mostro pieno di muco e dura la bellezza di un mese intero, allora che ve lo dico a fare?

Purtroppo questo spazio ne risente, come potete vedere. Ho praticamente lasciato tutto in sospeso da Natale: ho 5 rulli bianco e nero da sviluppare con i chimici nuovi di zecca, 5 rulli da scansionare, il test dei filtri e lenti per la SX-70 da testare, nuove pellicole da provare, una LC-A da aggiustare, una Polaroid da rottamare, una StenopeiKa da recensire da più di un anno (!!!) e tanti progetti in testa che farei bene ad appuntare.

Le mie giornate ormai si dividono tra: lavoro, studio (ho ricominciato l’università in un college americano per necessità, non perché sia masochista), casa e marito. Il weekend? Solitamente muoio sul divano, subito dopo aver selezionato le foto della settimana su polaroiders.it … a volte riesco anche a fare qualche passeggiata che mi rimette in pace col mondo (e intanto i rulli si accumulano). Come qualche domenica fa, quando sono tornata a Ocean Beach. Dovete sapere che in questa lunghissima e grandissima spiaggia che si trova in città, c’è una struttura che da subito aveva attirato la mia attenzione. Si chiama Giant Camera e, alla modica cifra di 3 dollari, si può entrare e scoprire che si tratta proprio di un’enorme camera obscura dentro la quale si può ammirare una magnifica vista sulla spiaggia.

La Giant Camera ha un foro che ruota di 360 gradi e un sistema di lenti che riflettono all’interno, su di uno schermo concavo, le immagini che provengono da fuori. Vedere l’oceano è già emozionante di per sé, vederlo da una camera obscura gigante lo è ancora di più, non trovate? Eccovi un bel volantino, nuovissimo (…):

Quando sono entrata io era circa l’ora di pranzo e si vedevano benissimo le persone sulla spiaggia, i cani, i surfisti, e tanti piccoli dettagli. La cosa più bella era la luce del sole che si rifletteva sull’acqua. Ho cercato di catturare qualcosa con il cellulare, ma non mi è venuto niente di meglio di questo:

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Come dice il volantino, se capitate da queste parti, don’t miss it!
Alla prossima, non dimenticatevi di me!

Viaggi in Lo-Fi: in mezzo al deserto della Death Valley – pt. 1

27 dic

Buone Feste cari amici! State mangiando? Io sto praticamente facendo scorta per i prossimi sei mesi, visto che sono tornata a casa dai miei. Dovete scusarmi ma ultimamente sono stata impegnata e ho aggiornato poco questo spazio. Oggi però voglio rimediare e aggiungere un luuunghissimo capitolo dei miei viaggi in Lo-Fi! Alè!

Per il lungo weekend del Ringraziamento, s’è deciso di prendere una macchina e affrontare uno dei road trip californiani più classici: la Death Valley, il deserto californiano ai confini con il Nevada. Dopo 9 noiosissime ore di macchina, in cui manco il brivido di cambiare marcia è concesso, si arriva in queste lande desolate che, agli occhi di una che viene dai paesaggi umidi della piana reatina, sembrano semplicemente incredibili, da film. Sono quasi sei mesi che sono negli USA e ancora non riesco ad abituarmi all’idea che NON mi trovo in un set cinematografico (nel bene e nel male, capiamoci).

#hyperlapse #deathvalley #roadtrip

A video posted by Holga My Dear (@holgamydear) on

Strade lunghissime e drittissime si perdono in mezzo a catene montuose tipiche dei paesaggi del Far West duro e puro. Nel vostro cammino, potreste incontrare: Wile E. Coyote e Beep Beep, tarantole, serpenti a sonagli, città abbandonate, vecchie miniere, bacini prosciugati che si trovano a km sotto il livello del mare, senza dimenticare le classiche balle di erba secca che rotolano indisturbate lungo la strada (vi giuro, ho inchiodato quando ne ho vista una). Insomma, uno dei viaggi più estremi che mi sia mai capitato di fare!

Dal punto di vista fotografico, è stato un viaggio meno “lo-fi” del solito, perché nel mio carissimo zaino c’era anche dell’artiglieria pesante, in tutti i sensi. Mi sono detta: stavolta non dovrò camminare granché, sarò comodamente seduta in macchina senza preoccuparmi di rimanere nei limiti di peso di nessuna compagnia aerea. Vive la liberté! Continua a leggere

Con il naso all’insù: una Yashica T3 a Muir Woods

3 nov

Apro il post con una notizia sconvolgente: la mia LOMO LC-A è rotta. Stavolta è roba seria, non so se si riprenderà e i segnali non sono buoni: l’otturatore non dà segni di vita e sembra che ci sia stato un corto circuito interno. Ahi ahi ahi! Sono abbastanza convinta che sia tutta una questione di gelosia o di stanchezza. Sarà un caso, ma la LOMO ha smesso di funzionare proprio quando è arrivata a casa la Yashica T3 che ho preso sulla baia! Secondo me, deve aver pensato: “Ingrata, ne ho viste di ogni, sono sempre rimasta al tuo fianco, e mi sostituisci così?! *biiiiiiiiiip* [inserire insulto a piacere]”; oppure, dopo aver visto la nuova compatta, deve aver creduto che era arrivato finalmente il momento di andare in pensione. Bah, io comunque sono in lutto e consapevole di avere un rapporto morboso con le mie macchine, ma forse voi non ne siete nemmeno tanto sorpresi.

Ultimamente sentivo il bisogno di una fotocamera meno “giocattolo” e più precisa, allo stesso tempo semplice e pratica da portare sempre dietro. Ero indecisa tra la Olympus Mju II e una della serie “T” della Yashica, ma il fatto che la T3 avesse un’ottima lente (Carl Zeiss Tessar f/2.8) e un mini pozzetto da cui sbirciare dall’alto (ideale per gli scatti rubati) mi ha convinta e ho cominciato la mia ricerca. Erano secoli che non facevo un’asta o cercavo sui siti di annunci, quanti bei ricordi sono affiorati!

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Keep on truckin’ in San Fran – pt. 1

20 ott

Urrà, una nuova “serie” per la rubrica “Viaggi in Lo-Fi“! Così com’è stato per Berlino, sarà più un contenitore che una vera e propria serie. Insomma, quando vedrete il titolo “keep on truckin’ in San Fran“, sapete cosa aspettarvi. Vi racconterò un poco anche degli scatti, cosa ho usato, dove mi trovavo e più o meno gratuitamente anche cosa pensavo.

Sono scatti alla rinfusa che ho cominciato a pubblicarli anche su Flickr perché non vedevo l’ora di metterli da qualche parte. Se mi seguite da qualche tempo, sapete benissimo che il Disordine è la mia personalissima regola di vita, sicuramente coadiuvata da questo pellegrinare in giro per il globo. Così ogni tanto penso: “devo fare una serie con ‘sta roba … sì, ma non ha né capo né coda … ok, le pubblico ugualmente” (per poi pensare subito dopo che tutto questo non ha senso alcuno e che sarebbe meglio investissi il mio tempo in altri modi). Tra Flickr e Tumblr non so dove regni più caos, ma tant’è.

Sono sicura che qualcuno di voi si starà chiedendo cosa vuole dire il titolo. Si chiama truckin’ un tipo di camminata che mi ha sempre fatto ridere, ha origini in America negli anni ’70 e consiste nel camminare con lunghi passi mantenendo il corpo indietro e molleggiandosi sulle ginocchia.

Ecco, immaginatemi camminare così, per le strade di San Francisco. Camminare e fare foto – facendo finta che sia casa.

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